La maison

scritto da Malchevada
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Testo: La maison
di Malchevada

Parigi, Rue de Lappe 35, sul tavolo della cucina di una vecchia mansarda in zona Place de la Bastille c’è un biglietto e un vecchio quaderno chiuso con uno spago, Nancy prende il biglietto e lo legge sorseggiando il suo primo caffè: "Amore mio, ho sentito la compagnia telefonica che si dice stupita del fatto che in una casa così centrale di Parigi non ci sia campo, mi hanno promesso un controllo in settimana anche se, sai che ti dico? Ho dormito benissimo! Questa casa è fantastica, ieri sera sistemando in soffitta gli ultimi cartoni avanzati dal trasloco ho trovato questo quaderno tra le assi del tetto, sembra un diario o qualcosa del genere, ci vediamo più tardi, buona lettura". La donna avrebbe ancora tante cose da fare ma è anche stanca, il trasloco in quella casa nuova l’ha sfinita e incuriosita da quel quaderno poggia i gomiti sul tavolo e inizia la lettura di qualcosa che appare come un racconto autobiografico:

"Mi chiamo Leila, ho 32 anni, sono venuta ad abitare in questa casa insieme al mio povero gatto, era a buon prezzo e così mi sono decisa a prenderla. Ho dovuto riadattarla, era veramente messa male, i muri apparivano sfondati, con degli enormi buchi, come se qualcuno si fosse divertito ad abbatterli per attraversarli, le pareti erano piene di scritte indecifrabili che ho tentato di tradurre ma senza trovare alcuna corrispondenza con lingue conosciute, anche l’impresa che mi ha eseguito i lavori si è stupita quando l’ha vista, ho assistito personalmente a una litigata tra il titolare e alcuni suoi operai moldavi che non ne volevano sapere di mettere mano ai lavori, ripetevano continuamente “fantome rele, fantome rele”, non conosco il rumeno ma ora ho capito bene cosa intendessero.
È quasi ferragosto, c’è molto caldo e in questi giorni credo di essere l’unica persona presente nell’edificio. Sta accadendo qualcosa di spaventoso qui, sono a pezzi e mi sono dovuta chiudere in soffitta, in casa c'è qualcuno, qualcosa, o almeno è quello che avverto, forse è solo la mia immaginazione, forse sto impazzendo, ma non so più cosa fare, non so più come andare via da questa maledetta casa, inizialmente ho provato a distrarmi restando concentrata sul mio lavoro al pc, ma non sono mai stata serena, vuoi per il caldo, vuoi per la stanchezza, ho iniziato ad avere vere e proprie allucinazioni e della peggiore specie. Ho un telefonino ma in questa stramaledettissima casa non prende, e così ho deciso di scrivere qui quello che mi sta accadendo con la speranza che questi giorni passino in fretta e che vengano presto a tirarmi fuori di qui:

-Al mattino-
C'è qualcuno nel mio letto, si muove sotto le coperte, fingo di dormire respirando lentamente anche se ormai ho il cuore in gola e sono in affanno, pietrificata dalla paura, non ho il coraggio di muovermi, apro leggermente le palpebre, spero non si accorga che sono sveglia, vedo solo una massa scura, ne intravedo la testa, mi sta annusando l'addome, non avverto il suo peso, eppure è qui, addosso a me, ha le mani scheletriche e pochi capelli su un cranio nudo. Si è fermato, ora ha sollevato il volto per guardarmi in faccia, mi sta sorridendo con un ghigno, ha i bulbi oculari poggiati nelle orbite ed è come se non avesse la pelle a coprirgli i muscoli facciali, è orribile, probabilmente mi basterebbe sollevare bruscamente un ginocchio per lanciarlo via, ma la paura me lo impedisce. Chiudo gli occhi, li riapro, c'è il mio gatto sul letto.

-La doccia-
Il vapore della doccia riempie velocemente il bagno, l'acqua è calda e piacevole, mi verso dello shampoo nella mano, inizio a lavarmi i capelli, occhi chiusi, sciacquo bene, li riapro, loro sono lì, poggiate ai vetri della doccia due sagome scure stanno leccando le gocce d'acqua che colano, le loro mani hanno dei grossi artigli che stridono sui vetri mentre strusciano quelle schifose lingue lunghe e rossastre, chiudo gli occhi, li riapro, non c'è nessuno.

-Colazione-
Apro il frigo, sui ripiani ci sono grossi pezzi di carne smembrata che colano sangue, c'è una mano, una testa, intestini che pendono, c'è sangue e liquidi organici ovunque, chiudo il frigo, lo riapro, il mio yogurt è lì, tutto è pulito e al suo posto.

-Il lupo-
Apro il mobile, prendo i croccantini del gatto, mi inginocchio per versarli nella ciotola, lo chiamo, mi volto per vedere se arriva, dall'angolo della porta sporge appena la testa una specie di lupo, nero, sporco, con il pelo lungo, ha zanne enormi, orecchie appuntite e la lingua di fuori, sbava, resta fermo lì e mi osserva con il suo enorme occhio verde, guardo la ciotola, smetto di riempirla, arriva il mio gatto, non c'è nessun lupo.

-La camera-
Devo vestirmi, mi avvio verso la camera da letto, il corridoio è buio, avverto una presenza alle mie spalle, non ho il coraggio di voltarmi, entro di corsa in camera e chiudo la porta, sospiro sollevata, le mani sulla maniglia, ho paura di lasciarla, le imposte dell'abbaino sono chiuse, la stanza è buia, ora quel qualcuno è in camera con me, sono immobilizzata dai brividi, terrorizzata, resto in piedi faccia alla porta, lo sento, è dietro di me, mi respira addosso, chiudo gli occhi, cerco di calmarmi, mi ripeto che è tutto nella mia testa, che non c'è nessuno, provo a smettere di pensare, con le dita raggiungo l'interruttore, accendo la luce, apro gli occhi, la camera è vuota.

-La porta-
Devo uscire da questa casa, devo scendere in strada, alla luce del sole, tra la gente, solo così mi passerà questa angoscia che ho addosso, mi sono vestita, prendo la borsa, le chiavi di casa, ma che succede? Dov'è la porta di casa? Ci sono solo le porte delle stanze, la porta di casa è sparita, com’è possibile? Sto impazzendo!

-Il gatto-
Micio dove sei? Chiamo il gatto: dov’è? Perché non viene? Se riesco a uscire di qui certo non lo lascio da solo in questa casa. Micio? Micio dove sei? Vieni pappa micio, vieni. Maledizione, mi tocca cercarlo, ho il terrore di guardare sotto il divano, già so cosa ci troverei, le porte delle camere sono chiuse, solo quella del bagno è appena aperta, ma che ci fa nel bagno? Micio? Vieni micio. Entro nel bagno, non c’è, ma ci sono delle gocce di sangue sul pavimento, sollevo lo sguardo: infilzato con un grosso coltello da cucina, con un’espressione di terrore negli occhi e con le unghie ancora fuori dalle zampe come per difendersi, il mio gatto penzola senza vita dal soffitto. Chi è stato? E perchè ho dei tagli profondi sulle mani? Sono stata io? Dio mio, sono stata io?

-Le pareti-
Devo uscire! Devo assolutamente andare via da qui! Se solo trovassi la porta d’ingresso! La casa non ha finestre, solo abbaini e anche alti, non riuscirei mai a uscire di lì. Devo calmarmi, calmarmi e pensare, se quelle sono le pareti che danno all’esterno quale potrebbe essere quella che confina con le scale? Non sono un ingegnere edile ma sono giovane, forte e impaurita, e voglio andare via da qui. La testa della dea fortuna, sì, buona idea, è pesante e di metallo, posso provare con quella a sfondare la parete, credo che sia questa a portare alle scale, devo tentare, mi basterà creare un passaggio e sarò fuori, finalmente libera!

-Le scritte-
Ormai ho buttato giù tutte le pareti, è tutto inutile, nessuna conduce alle scale, non faccio altro che ritrovarmi sempre in questa maledetta trappola, è assurdo, ora è chiaro cosa fossero quei buchi trovati dall'impresa all'inizio dei lavori, qualcun altro deve aver vissuto il mio stesso incubo prima di me. Sono a pezzi, prima i tagli e ora le ferite nel tentativo di buttare giu i muri, ho le mani e le braccia piene di sangue, lo userò come inchiostro, scriverò sulle pareti qualcosa che maledica per sempre questa dannata casa.

-La soffitta-
E' pazzesco, ho ridotto questa casa così come l'ho trovata, su ogni parete un buco, scritte indecifrabili ovunque, ora l'ho capito: è un incubo che si ripete all'infinito! Ho perso la cognizione del tempo, non ho più la forza di niente, non riesco più a pensare, a reagire, sono scalza, ferita e sporca, mi trascino tra cumuli di macerie. La soffitta, devo salire in soffitta, prenderò le ultime bottiglie d'acqua e mi chiuderò in soffitta, prima o dopo dovrà venire qualcuno, e speriamo prima perchè non credo di arrivare ancora per molto a dopo."

Nancy è allibita, ha appena finito di leggere quella storia spaventosa e pazzesca scritta da Leila, è incredula e in evidente affanno, resta alcuni istanti con lo sguardo incollato a quel diario, e poi lo sente, è come un brivido che le attraversa completamente la schiena lasciandola immobile: c'è qualcuno dietro di lei, e le sta respirando addosso!    

La maison testo di Malchevada
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